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Avrei voluto domandarti Palma, tu eri mia cugina, sapevi chi eri, cosa pensavi della vita? Avevamo i piedi uguali, il tuo passo sempre corto. Andavo avanti da sola tu, mai mi raggiungevi. Erano belli i nostri occhi, neri i miei, i tuoi azzurri come zingari correvamo, nel nostro giardino, oltre c‘era un cancello. Tu sei rimasta li, Madame Bovary e guardi ancora dal cancello il mondo di fuori, con i tuoi occhi azzurri e stanchi. |
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Era estate nel nostro giardino, ma ho trasformato il respiro in neve, per il suo candore mentre scende. Un quadro astratto sul muro, diventato un'oasi di verde un ineluttabile, formidabile passaggio verso l’oriente. |
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Ci sono parole, che si fermano sulle ciglia, e per magia, trasformano il solido in acqua. Diventa consuetudine liquida, non prende forma geometrica. Le tue parole profumano di viola, a volte suonano come l’arpa, poi diventano come la spada, quando hanno un colore, sono parole d’amore. |
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Il mondo va avanti, e voi tutti attaccati. Basta fare i sudditi, stare nelle piramidi! Ribelliamoci ora, la vita è ancora nostra! Non possiamo essere uomini, senza essere liberi. Io non vi assomiglio, e ho bisogno di voi, batto le ali come una farfalla, per fare rumore nella strada. |
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